Il 22 maggio il nostro headquarter di Cavedine ha ospitato una giornata di confronto professionale dedicata alla progettazione in condizioni climatiche estreme: tavola rotonda al mattino, visita guidata allo stabilimento produttivo nel pomeriggio.
L’evento, organizzato in collaborazione con Architecture Insights, ha messo in dialogo scienza del clima, innovazione progettuale e industria dei materiali attorno a una delle sfide più urgenti per il settore: costruire resilienza in un contesto climatico che non è più stabile.
Ad aprire la giornata è stato Silvio Pedrotti, che ha portato i saluti dell’azienda e introdotto i temi del confronto. La tavola rotonda — presso la Biblioteca comunale di Cavedine — ha visto la partecipazione di Elisa Palazzi (Climatologa, Università di Torino), Ornella Iuorio (Politecnico di Milano), Luca Dondi Dall’Orologio (AD Patrigest, Gruppo Gabetti) e Ylenia Pedrotti per Essepi. Un confronto multidisciplinare tra chi studia i fenomeni climatici, chi progetta soluzioni architettoniche, chi valuta gli impatti sul mercato immobiliare e chi produce i materiali.



Dal dibattito è emerso un dato chiaro: eventi meteorologici sempre più intensi, fragilità territoriali e temperature in aumento impongono un ripensamento profondo del modo in cui progettiamo e costruiamo. L’edilizia incide per circa il 40% delle emissioni globali di CO₂ e per una quota analoga dei consumi energetici mondiali. Numeri che chiamano l’intera filiera a scelte consapevoli.
In questo scenario, il legno e i sistemi costruttivi in CLT/X-Lam rappresentano una risposta concreta: materiali che stoccano carbonio anziché emetterlo, strutture più leggere che richiedono fondazioni meno profonde, cantieri più rapidi e con minore impatto ambientale. Caratteristiche che diventano ancora più rilevanti dove le condizioni climatiche e logistiche sono più difficili.
Nel pomeriggio, divisi in gruppi, i progettisti hanno attraversato i padiglioni produttivi accompagnati dal team Essepi.



Due momenti hanno catturato particolare attenzione. Il primo è stato l’incontro con la macchina per la verniciatura integrale, un unicum del nostro stabilimento: ogni elemento del serramento viene verniciato su tutti i lati prima dell’assemblaggio, anche nelle superfici che, a montaggio ultimato, non saranno mai visibili. Una scelta che non porta alcun vantaggio estetico, ma che protegge ogni interstizio dall’umidità e moltiplica la vita utile del serramento.
Il secondo è stato l’assemblaggio strutturale della vetrocamera, visto all’opera dal vivo: biadesivo strutturale, fissaggio meccanico e siliconatura automatica con il sistema brevettato Essepi. Quando telaio, vetro e guarnizioni vengono progettati e assemblati nella stessa filiera, le prestazioni termiche, acustiche e di tenuta diventano un sistema coerente.
Aprire le porte della produzione significa rendere visibile ciò che di solito resta nascosto. E mostrare che quella visione di architettura consapevole, resiliente e duratura non è un claim, ma un processo quotidiano.





