Il 26 marzo scorso abbiamo sostenuto la Masterclass by Architecture Insights, ospitata presso lo studio ARW a Brescia.
L’evento ha messo in dialogo scienza del clima, ricerca architettonica e industria dei materiali attorno a una delle sfide più urgenti per il settore: progettare resilienza in un contesto climatico che non è più stabile. Un tavolo multidisciplinare che ha visto la partecipazione dell’Università di Torino e del Politecnico di Milano accanto ad ARW, studio bresciano attivo nella progettazione architettonica e nella rigenerazione urbana su diverse scale di intervento.
Dal confronto è emerso un dato inequivocabile: le montagne si scaldano al doppio della media globale, l’Artico quattro volte più velocemente, e ponti, strade ed edifici sono stati dimensionati per un clima che non c’è più. L’edilizia incide per circa il 40% delle emissioni globali di CO₂ e per una quota analoga dei consumi energetici mondiali. Numeri che chiamano l’intera filiera a scelte consapevoli.
Il nostro Direttore Generale Marco Pompili ha portato al tavolo la prospettiva della filiera produttiva, partendo da una premessa etica: la sostenibilità non è un bollino, ma la responsabilità di soddisfare i propri bisogni tutelando la possibilità di chi viene dopo di soddisfare i suoi. Con i certificati EPD e il Global Warming Potential come strumenti di misura oggettiva, il confronto tra sistemi costruttivi parla chiaro: a parità di struttura montata, costruire in legno produce un GWP inferiore del 15-20% rispetto al calcestruzzo e del 25% rispetto all’acciaio. Non perché il legno sia “buono” e gli altri materiali “cattivi”, ma perché è un materiale che nasce stoccando carbonio anziché emetterlo.
Il sistema costruttivo in CLT/X-Lam risponde in modo puntuale alle esigenze degli ambienti estremi e, per estensione, dell’edilizia contemporanea nel suo complesso. Velocità di costruzione (20% in meno rispetto ai sistemi tradizionali), precisione millimetrica, cantieri più sicuri e puliti con l’80% in meno di mezzi necessari, strutture più leggere che richiedono fondazioni meno profonde. Vantaggi che si amplificano dove le condizioni sono più difficili: meno mezzi da trasportare, meno persone in cantiere, più certezza nei tempi e nei costi.
L’intervento ha toccato anche un punto cruciale per noi: l’ibridazione dei sistemi costruttivi. Non si tratta di costruire tutto in legno — sarebbe tecnicamente impossibile e ideologicamente scorretto — ma di utilizzare tutto il legno possibile, facendo dialogare CLT con calcestruzzo e acciaio in una progettazione integrata che assegni a ogni materiale il ruolo in cui è migliore. Come in una squadra, la forza sta nella pertinenza di ogni giocatore al proprio ruolo.
Per noi di Essepi, realtà con quasi 50 anni di storia nella produzione di pannelli CLT/X-Lam e serramenti in legno e legno-alluminio, confrontarci con climatologi, ricercatori e progettisti sulle sfide degli ambienti estremi conferma la direzione che abbiamo intrapreso: portare sostenibilità misurabile, non dichiarata, al servizio di un’edilizia che deve imparare ad adattarsi al contesto che cambia.





